Primo giorno - 2 parte

Le mie valigie sotto al letto devo ammettere che mi fanno una strana impressione.
Dopo appena ventiquattro ore, mi muovo con familiarità in questa casa che non è la mia.
Il pomeriggio è volato guardando un film. Sono piccole emozioni che ho agognato in questo mese di separazione. In certi momenti, mentre lui seguiva il film sdraiato al mio fianco sul letto a una piazza, io mi perdevo in pensieri acrobatici. Non riesco ancora del tutto a rendermi conto di quello che ho realizzato. Ho preso un treno e ho attraversato intere regioni per venire qui. E adesso viviamo sotto lo stesso tetto. Oggi ci siamo goduti la casa in santa pace, nei nostri intimi silenzi, nelle nostre esagerate risate e nei nostri rumorosi battibecchi. Ma tra due giorni torna il suo coinquilino e io non vedo l'ora di conoscerlo. E' come se fossi impaziente di mostrarmi ai suoi amici, di sfoggiare la mia importanza. Si, perché stare al suo fianco mi fa sentire importante (e qui la psicologa comincerebbe con tutta una serie di domanda del genere perché non ti senti importante senza di lui?).
Dopo il film (e dopo la nostra giustamente tanto sospirata tranquilla intimità), e una cena deliziosa, è arrivata l'altra coinquilina. Questa, più che sua amica mi pare di aver capito che sia solo una conoscente. Sta tutto il giorno fuori, tra università e lavoro, e rientra solo dopo cena. E' coreana, molto molto carina. E sottolineo il MOLTO. Macché, lui pare avere occhi solo per me e io sento ancora puzza di bruciato (che poi si scopre che era tutta una messinscena e io trascino giù tutti con me nel Tevere con le pietre al collo).
Lui: lei è Alex. Alex, lei è Elena.
Io: Ciao.
Elena: Tanto piacere! Finalmente ti conosco. Mi ha molto parlato di te. Anzi, ci ha fatto una testa così a tutti, guarda.
Io (guardando lui con la faccia di chi ha appena svelato clamoroso inganno): Molto parlato di me, eh?
Elena: Sei molto carina. Va bene, ragazzi, buonanotte. Io sono distrutta, mi butto a letto.
Lui e io: notte.
Ha chiuso la porta della camera e l'ho massacrato di pugni fino al letto, mentre lui rideva negando tutto.
Adesso io sono seduta sul suo letto e fisso le sue spalle. E' immerso in un lavoro al pc. Ha promesso che ci metterà pochissimo. E allora ho pensato di approfittarne per aggiornare. Ha puntato la sveglia alle nove del mattino. L'ho minacciato di lanciarla dalla finestra. Ha organizzato una gita per Roma, per domani. A piedi. E' matto. Ma sono così contenta che non sto più nella pelle. Adesso nascondo il notebook, prima che si alzi di scatto e venga a leggere quello che scrivo.
Non vedo l'ora che venga a sdraiarsi vicino a me.

Alex

1 commenti:

Ahahah! ti immagino a infilare di fretta il pc in valigia, pur di non fargli leggere nulla. Sono contenta che vada bene. E sospiro pensando a cosa significhi tutto questo. Finalmente Romeo e Giulietta di nuovo insieme.
Attendo il secondo giorno.

Cri

17 maggio 2010 alle ore 00:38  

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